• Domenicane di San Sisto
  • Domenicane di San Sisto
  • Domenicane di San Sisto
  • Domenicane di San Sisto
  • Domenicane di San Sisto
  • Domenicane di San Sisto
  • Domenicane di San Sisto
  • Domenicane di San Sisto
  • Domenicane di San Sisto
  • Domenicane di San Sisto
  • Domenicane di San Sisto
  • Domenicane di San Sisto
  • Domenicane di San Sisto
  • Domenicane di San Sisto
  • Domenicane di San Sisto
  • Domenicane di San Sisto
  • Domenicane di San Sisto
  • Domenicane di San Sisto
  • Domenicane di San Sisto
Article Index
Spiritualità-Madre Lalìa
Gli elementi fondamentali della sua spiritualità?
Il Cristocentrismo nella Spiritualità di Madre Lalìa
Il Ruolo di Maria e dei Santi
All Pages

Spiritualità di Madre Antonia Lalìa

La Spiritualità Laliana nelle sue Linee Generali

La Congregazione delle Suore  Domenicane  Missionarie  di San  Sisto, di Diritto Pontificio, fondata a Roma il 17 gennaio 1893 da Suor Maria Antonia Lalìa, venne aggregata all'Ordine Domenicano l’8 Novembre 1903.

La Spiritualità di questa Famiglia religiosa trae quindi origine ed ispirazione da S. Domenico di Guzman, fondatore dell’Ordine, che solo dopo aver parlato “con Dio” parlava “di Dio”.
Egli, illuminato e guidato dallo Spirito di Dio, visse intensamente:

Il rapporto con Dio nella preghiera liturgica e privata;
la vita in comune con i fratelli e l’obbedienza alle decisioni della comunità;
lo studio assiduo e amoroso della verità;
la predicazione, che sgorga dalla contemplazione e dalla viva esperienza di Dio, che ama e perdona e che è venuto a salvare tutti gli uomini.

Le Suore  Domenicane  Missionarie  di San  Sisto, facendo propri questi quattro fondamenti della vita domenicana, si impegnano a:

servire il Signore attraverso l'umile contemplazione dei Suoi misteri e l'attività apostolica,
per dispensare la Sua luce ai fratelli, esplicando varie forme di apostolato secondo lo spirito di San Domenico ed il carisma particolare della Fondatrice

L’attività apostolica richiede la capacità di incontrare l’altro, di pregare, di dialogare con lui per ascoltarlo e cercare di capirne i bisogni, per cui esse si dedicano prevalentemente:   

     -   all’educazione e formazione religiosa e professionale della gioventù;
     -   all’attività missionaria ed ecumenica;  
     -   alle opere assistenziali;  
     -   e collaborano inoltre alle opere catechistiche nelle parrocchie.

La missione domenicana scaturisce dalla carità che, seguendo l’esempio del Maestro divino, vuole rivelare Cristo promuovendo la libertà,  ricercando la verità, dialogando, facendo attenzione all’umanità di ogni individuo, impegnandosi ad essere artefici di comunione, nel  rispetto di ogni ricerca della verità.

Per inquadrare la Spiritualità di Madre Antonia Lalìa nella sua matrice religiosa, dobbiamo tener pre­senti due elementi: la formazione spirituale da lei ricevuta prima di entrare in monastero e quella dopo l’ingresso in convento. Come credente, ella maturò in un clima di fede che le permise di crescere nella conoscenza e nell'amor di Dio (educazione cristiana) fino alla consa­crazione totale.

Saranno caratteristi­che di tutta la sua vita un intenso amore a Ge­sù Eucaristico ed una viva devozione verso Maria SS.ma Immacolata.

Come Domenicana assimilò poi il carisma pro­prio dell'Ordine, vivendo la duplice dimensione con­templativa apostolica.

Tenendo fisso lo sguardo sui modelli esemplari della sua Famiglia religiosa: San Do­menico e  Santa  Caterina, Madre Lalìa, tutta dedita alle osservanze monastiche ed alla preghiera,  fu contemplativa fino alla perfetta unione con Dio, sperimentando il loro stesso zelo apostolico - missionario. 


Gli elementi fondamentali della sua spiritualità? 

Umiltà  –  Zelo  –  Spirito profetico

L'umiltà e lo zelo sono collegati alla sua esperienza contemplativa ed alla carità verso il prossimo. Lo spirito profetico fu in lei un vero e proprio dono carismatico.

Ma al punto focale attorno al quale si muove tutta l'attività della Madre è la missione e sentendosi chiamata ad una missione parti­colare nella Chiesa, Madre Lalìa rispose il suo “fiat”, ricevendo quel cari­sma specifico, che l'avrebbe resa madre nello spirito.

Ella si sentiva chiamata ed inviata dall’alto e percepiva tale vocazione con un'intensità eccezionale, pur essendo pronta persino a rinunciarvi, in nome dell' obbedienza, alla quale rimase sempre pienamente sottomessa, garantendo così l'azione dello Spirito Santo in lei.  Questa sua totale sottomissione all'autorità fu espressione del suo stile contemplativo, pienamente in linea con la spiritualità domenicana – cateriniana.

Il passaggio di Madre Lalìa dalla fase prevalentemente contemplativa (a Misilmeri) a quella apostolica (il periodo romano), sostenuto dalla saggia direzione spirituale del Padre Lombardo o.p., attento ai segni dello Spirito, la lanciò coraggiosamente, all'età di 50 anni, verso un orientamento di vita del tutto nuovo, che ella intraprese fiduciosa nel Signore che la chiamava, senza lasciarsi scoraggiare da timori e pericoli, affrontando coraggiosamente  peripezie e difficoltà di ogni genere. Affidandosi alle decisioni dei Superiori dell'Ordine, con l’esercizio dell'umiltà e dell'obbedienza, poté ascendere la faticosa ascesa in questo periodo oscuro ed incerto.

L'intima percezione che Dio avesse un piano misterioso su lei, è intimamente connessa con il voto di andare in Russia, emesso il 22 aprile 1877 con chiara coscienza dell'obiettivo da raggiungere: “l'educazione gratuita delle bambine russe nella dottrina della Santa Chiesa, apostolica, romana, oltre alla preparazione scolastica e all’apprendimento dei lavori domestici”.

Fin da quando era a Misilmeri, Madre Lalìa univa strettamente al progetto Russia la sua vocazione missionaria, aperta a qualunque prospettiva le venisse offerta dalla Divina Provvidenza, per cui si dichiarava pronta a recarsi ovunque, sia a Tunisi (dove c'erano maomettani fanatici, pronti a "bruciare e distruggere case e persone dedicate a Gesù Cristo", per cui si richiedevano "anime generose, forti, costanti ed assetate di patire e morire pel nostro dolcissimo Redentore Gesù") che in qualunque altra destinazione. Di fronte alla prospettiva del martirio, con profonda umiltà e totale fiducia in Dio, metteva a disposizione se stessa e tutto ciò che possedeva, cioè "l'Onnipotenza di Dio per confidarci totalmente, la nostra miseria per sconfidare (sic) realmente delle nostre forze, il nostro sangue per spargerlo e sacrificarlo per la gloria di Dio e bene spirituale di coteste bambine che, sebbene da me non conosciute, sono ardentemente amate dal mio povero cuore".

La Madre si sentiva pienamente "figlia della Chiesa" e cercava di operare perciò in piena sintonia con essa, venerandone con profonda fede il Capo visibile, in cui vedeva il supremo Pastore di quel mistico ovile, in cui avrebbe voluto veder riunite tutte le chiese, nel superamento di ogni divisione e nel compimento dell'unità.

Quale vera madre spirituale di una nuova Famiglia religiosa, coinvolgerà tutte le sue figlie in questo suo amore alla Chiesa e nel suo ideale ecumenico ed anche la sua preghiera e la sua offerta diventerà la preghiera e l’offerta di tutta la Congregazione "perché venga presto la sospirata e santa unione di tutte le chiese sotto il regime del Pastore universale, il santo romano pontefice". Per questo motivo obbliga le sue religiose a recitare ogni giorno la Preghiera per l'unione delle Chiese dissidenti alla Chiesa Cattolica, da lei  stessa composta.

Il suo più vivo desiderio era infatti quello di consacrare le energie proprie e delle sue figlie per la sublime causa dell'unità della Chiesa: "[...]lo scopo di questa nascente miserabile nostra casa di San Sisto e delle altre nostre casette sarà l'apostolato con i sacrifici, con le opere e con la preghiera per la riunione delle Chiese dissidenti al seno santissimo della nostra Chiesa".


Il Cristocentrismo nella Spiritualità di Madre Lalìa

L'amor di Dio, in Madre Antonia Lalìa, ha del­le note caratteristiche, che si possono riscontrare in tut­ta la sua vita: si rivolgeva al Padre, al Figlio ed allo Spirito Santo in modo personale e distinto.

Verso Dio Padre era spinta da profondo senso filiale, ma davanti alla Divinità, che chiama “ENTE SUPREMO”, sente tutta la sua piccolezza e fra­gilità, la sua indegnità creaturale e sperimenta il genui­no senso di timore religioso caratteristico di ogni vera esperienza mistica. Sente anche il peso della Giu­stizia di Dio e tale esperienza produce in lei un atteggiamento ed uno stile di vita particolare. Ne scaturisce un’umiltà sempre più profonda, man mano che penetra nel Mistero di Dio e percepisce il con­trasto tra l'infinita Perfezione ed il proprio limite creaturale. Di ciò si resero conto tutti quelli che l'accostarono.

Il suo spirito penitenziale ci richiama la grande Consorella senese, S. Caterina da Siena, cui cer­cò di modellarsi per tutta la vita, come ci testimoniano le sue Consorelle.

L’intensità del suo amore si manifesta nella sua piena conformità di vo­lontà. Madre Antonia fu infatti una vera e propria “appassionata” della Volontà di Dio, che divenne l’unico suo desiderio, l'oggetto della sua ricerca, lo scopo delle sue azioni, il movente di ogni sua impresa. Alla Volontà di Dio volle conformar­si sempre, in tutto, dovunque, specialmente nelle cir­costanze più difficili e penose, allorché esclamava dol­cemente: - Quanto degna sei d'amore, o Divina Volontà ! Perciò ringraziava il Signore  con un  TE DEUM, per il dono della croce.

Caratteristico della spiritualità di Ma­dre Lalla, è il suo cristocentrismo, che risale ai primi anni d’infanzia, quando amava «parlare» con Gesù Bambino, che si degnava di «risponderle».

Lo spirito di sacrificio, la carità generosa, la vita di preghiera sempre più intensa scaturirono da quella radice, da quelle prime esperienze in­fantili, che nutrivano un amore crescente ver­so Gesù … un amore sincero e dinamico, che si traduceva in opere di bene.

La sua vita spirituale ha sempre come oggetto Gesù, contemplato nei suoi Misteri: la Natività, la Passione, il SS.mo Sacramento ... Il Cuore di Gesù, di cui volle prendere la de­nominazione (Suor M. Antonia del S. Cuore), fu il suo unico amore, il suo centro, il suo conforto fino alla fine.

Dal Mistero eucaristico Ma­dre Antonia fu particolarmente affascinata sin dal momento della prima Comunione. Gesù Eucaristia fu il centro della sua vita e si comprende bene il posto che occupava il Ta­bernacolo nella sua giornata. Dal «sonno estatico» del primo incontro alle numerose grazie mistiche ricevute dopo la S. Comunione, di cui furono spettatrici le Consorelle, si assiste al "divampare" della fiamma di carità che l’animava. Le comunicazioni più impor­tanti per sé e per la futura missione le vennero concesse proprio in quei momenti di paradiso, che la saziavano fino a non farle più avvertire il bisogno di nutrimento materiale, tenendola desta anche nelle lunghe ore notturne.


Il Ruolo di Maria e dei Santi

Accanto a Gesù non poteva certo mancare la figura dolcissima della creatura più perfetta, del modello in­superabile di vita consacrata e tutta donata a Dio, cioè Maria SS.ma.

Madre Lalla la venerò in maniera tutta speciale, con tenerezza di figlia e con devozione di discepola fedele ed ebbe verso la Madre di Dio espressioni ed accenti d'incomparabile dolcezza, come possiamo constatare dalle sue lettere.

Numerose le testimonianze delle Consorelle a ri­guardo; da esse apprendiamo che Maria Immacolata era la confidente speciale di Madre Antonia, che vene­rava la Madre celeste sotto il titolo dell'Addolo­rata e, da degna figlia di San Domenico, sotto quel­lo di Vergine del S. Rosario.

E la Vergine SS.ma intervenne più volte nella sua vi­ta, sia con grazie interiori, sia in maniera straordinaria, mostrando così di gradire il culto che essa ebbe per Lei sin dall'infanzia, che andò sriaempre crescendo con l'età, specialmente dal giorno in cui, rimasta orfana, le avrà certamente chiesto di esserle Madre a titolo speciale.

La Madonna ebbe un ruolo importantissimo non solo nella vita della Madre Fondatrice, ma anche nell'opera da lei realizzata: da Maria, infatti, fu voluta la Congregazione; a Maria ella consacrò tutta se stessa e le figlie che l'avrebbero seguita, quali «suddite, serve, figlie e discepole» che s'impegnavano a venerarla come «Divina, assoluta, immediata ed effettiva Superiora, Padrona, Madre e Maestra».

Se l'Ordine Domenicano è già a pieno titolo maria­no, questo possiamo affermarlo anche della Congregazione di San Sisto, che riceve dal tronco centrale la linfa preziosissima di un culto e di una devozione che sono insieme sua gloria e suo conforto.

La profonda devozione di Madre Lalìa verso la SS.ma Vergine era completata da quella verso i Santi, specialmente, in primo luogo, San Giuseppe, Cu­stode della Chiesa universale, il S. Patriarca Domeni­co e la S. Madre Caterina da Siena, del cui spiri­to si sentiva erede, condividendone non solo l'anelito contemplativo, ma anche l'ardente zelo apostolico e quella misteriosa «fame di anime» che aveva reso "itinerante" sia il Padre dei Predicatori, sia l'umile mantellata senese.

Come Domenico e Caterina, anche Madre Antonia si fece "penitente", per meglio scalare la vetta dell'u­nione con Dio e per guadagnare a Cristo i fratelli. Co­me loro, anche lei parlava di Dio o con Dio.

Domenico voleva evangelizzare i Cumani … Ma­dre Antonia sognò incessantemente la Russia, of­frendo a Dio il sacrificio di un ideale infranto, lasciato però in eredità alle proprie figlie, nella certezza che esse lo avrebbero realizzato al posto suo.

Come Caterina, anche lei si sentì «figlia della Chie­sa», particolarmente vicina al Santo Padre, Pastore supremo di quell'ovile in cui avrebbe voluto veder riunite tutte le altre chiese, nel superamen­to di ogni scisma e divisione, per il trionfo dell' unità.

Di Caterina subì il fascino spirituale, desiderando essere erede della sua missione e difendendo il ruolo della donna nella chiesa.

Verso i Padri Predicatori ella ebbe sempre una pro­fonda stima, sentendosi a loro legata in modo vitale e sospirando come una grazia insigne di veder aggregata all'Ordine la propria Congregazione, cosa che ottenne dopo umiliazioni e sacrifici.

Scelse tra i Domenicani più preparati in cam­po spirituale ed intellettuale coloro che avrebbero dovuto dirigere la anima sua e delle sue Consorelle, aiutando l'opera nascen­te con il consiglio, la parola e la guida illuminata.

Madre Lalìa fu devota anche di tanti altri Santi, specialmente degli Apostoli e dei Fondatori di Famiglie religiose, tra cui predilesse S. Teresa d'Avila e Santa So­fia Barat, perché a lei più vicine per le loro esperienze interiori e per le molteplici vicende connesse alle fon­dazioni.

Ella si sentiva pienamente a proprio agio nel clima soprannaturale, in cui abitualmente s'immergeva fino ad estraniarsi dal mondo a lei circostante. Entrando in contatto con Angeli e Santi e, per loro mediazione, con Dio stesso, riceveva la forza necessaria per sostenere la dura battaglia che dovette intraprendere e portare avanti fino all'ultimo respiro, per la santificazione pro­pria e per quella di tante altre anime, prima di tutto per le sue figlie, secondo il fine specifico dell'Ordine Do­menicano.

Madre Antonia fu missionaria nel desiderio, nello zelo, nelle fatiche, nell'immolazione ... e fu certamente anche martire nello spirito, non solo perché speri­mentò ogni sofferenza fisica, morale e spirituale, ma perché dovette rinunziare al suo più ardente anelito missionario.

L'ul­tima parte della sua vita fu una crescente assi­milazione al Mistero pasquale e, dopo le grandi pene del corpo e dell'anima, che la resero partecipe della Passione di Cristo, per poterne poi condividere anche la gloria.

 
Slideshow Image 1
Slideshow Image 2
Slideshow Image 3
Slideshow Image 4