• Domenicane di San Sisto
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Il Capitolo Generale

nel Diritto Proprio delle Suore Domenicane di San Sisto

      Le Costituzioni del 1986 sono il frutto definitivo del rinnovamento ordinato dal Concilio Vaticano II e avviato, per quanto la riguarda, dalla Congregazione delle Suore Domenicane Missionarie di San Sisto con le Costituzioni del 1970. Trascorsi ormai quindici anni dalla promulgazione delle Costituzioni ad experimentum (a. 1970), si è tenuto conto dell'apporto dei successivi Capitoli Generali (1972, 1978, 1984) e dell'esperienza vissuta da tutto l'Istituto in questi anni, nei quali, tra l'altro, si è esteso ad alcune nazioni dell'America latina, superando quei confini dell'Italia entro i quali era praticamente rimasto chiuso fin dalla sua fondazione. A tutto questo va aggiunto il grande avvenimento ecclesiale della promulgazione del nuovo Codice di diritto canonico( a. 1983). Nè va dimenticato che in questo stesso periodo l'Istituto era andato approfondendo la conoscenza dell'ideale, degli intenti e del carisma della propria Fondatrice Sr. Maria Antonia Lalia, in modo particolare, in preparazione ed in occasione della introduzione della Causa per la sua canonizzazione (a. 1985). Era tempo che si procedesse ad una redazione definitiva delle Costituzioni. Il testo delle Costituzioni è stato definitivamente approvato dalla Santa Sede il 2 febbraio 1986. Un testo molto più agile del precedente, più chiaro e alleggerito dai troppi testi di carattere spirituale che erano stati inseriti nel 1970.

Per quanto riguarda il Capitolo Generale, la normativa non poteva non rispecchiare il nuovo spirito e l'esperienza di lavori capitolari avuti in quindici anni, sempre in linea con le direttive e con lo spirito del Concilio Vaticano II, riflesso ed attualizzato ultimamente nel Codice di diritto canonico.

1.Natura giuridica del Capitolo Generale

1) Diritto comune

"Il capitolo generale, che ha nell'Istituto la suprema autorità a norma delle Costituzioni, deve essere composto in modo da rappresentare l'intero Istituto, per risultare vero segno della sua unità nella carità. Al Capitolo compete soprattutto: tutelare il patrimonio dell'Istituto di cui al can. 578 e promuovere un adeguato rinnovamento che ad esso si armonizzi; eleggere il Moderatore supremo, trattare gli affari di maggiore importanza ed inoltre emanare norme che tutti sono tenuti ad osservare" (can 631).

    Il Capitolo va considerato come la suprema assemblea rappresentativa. Infatti esso è un organo collegiale, costituito da più persone fisiche, operanti su un piano di parità, in rappresentanza e come espressione dell'Istituto. Viene "indetto a determinate scadenze, per provvedere alla vitalità della famiglia religiosa mediante elezioni e la trattazione di problemi inerenti all'incremento spirituale, formativo, apostolico dei membri e delle attività, due scopi che facilmente si abbinano".

    Come persona morale collegiale, dotata della suprema autorità, opera a norma del diritto comune e del diritto proprio . In un documento della Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari si legge:

    "Il Capitolo Generale si configura quale assemblea collegiale rappresentativa di tutto l'Istituto ... l'autorità di cui gode il Capitolo Generale è interna all'Istituto... come tale, è munita dalla Chiesa del potere di    legiferare o di dare norme vincolanti... Questa facoltà deliberativa caratterizza il Capitolo e lo distingue da qualsiasi altro tipo di assemblee, riunioni generali, congressi o simili, che ...restano sempre organi di consultazione" .

    Gli stessi concetti si ritrovano espressi nei primi commenti ai canoni del nuovo Codice relativi al Capitolo Generale. Scrive  Marcuzzi: "Il Capitolo Generale di un Istituto religioso è una persona giuridica collegiale pubblica (cfr. cann. 115 § 2, 116 § 1), un collegio vero e proprio, la cui azione viene determinata dai membri, che concorrono nel prendere le decisioni a norma del diritto universale e del diritto proprio" . In modo non diverso si esprimono anche Rincon  e Gambari .

    Per alcuni autori il Capitolo Generale è persona giuridica, non distinta dalla persona giuridica dell'Istituto; per altri, invece, è organo collegiale d'autorità che rappresenta l'intero Istituto.

   L. Gutierrez tenta di comporre in sintesi le posizioni contradditorie, dicendo che la collettività, così come il corpo, ha bisogno di organi con i quali esplicare la propria vitalità e favorire la sua continuità ed evoluzione. Se infatti l'autorità è la conditio sine qua non la vita di una collettività organizzata non si evolve, essa deve essere tradotta in atto. Questo avviene sia attraverso rappresentanti sia attraverso organismi.   Però, mentre l'attivita e la volontà dell'organismo si ritengono come attività e volontà della persona giuridica di cui è espressione, la volontà e l'attività del rappresentante non si confondono con quella della persona giuridica rappresentata. I singoli capitolari hanno un mandato dall'istituto e quindi sono suoi rappresentanti. Il Capitolo invece in quanto tale è un organismo, e perciò la sua volontà coincide con quella dell'Istituto . Ora, la volontà dell'Istituto può essere espressa sia per mezzo di una persona fisica sia per mezzo di un collegio: nel primo caso l'organismo è il superiore, nel secondo invece è il Capitolo.

    Quindi il Gutierrez, pur riconoscendo che sia gli autori antichi sia i moderni attribuiscono al Capitolo la personalità giuridica collegiale, preferisce definire il Capitolo come un organo collegiale di potere, allo scopo di superare in una sintesi le posizioni contrastanti sul rapporto tra la personalità del Capitolo e quella dell'Istituto religioso.

   Il Capitolo Generale, organo collegiale di governo con personalità giuridica del tipo di universitas personarum, agisce in modo autonomo e, in qualche modo, in maniera indipendente dalla stessa persona giuridica che rappresenta

  Tra i membri effettivi del Capitolo vige completa parità.

2) Diritto proprio

    Sulla stessa linea d'onda del Codice della Chiesa universale, le Costituzioni della Congregazione di San Sisto del 1986 sanciscono:

    "Il Capitolo Generale costituisce la suprema autorità della Congregazione e si aduna, in modo ordinario, ogni sei anni per procedere alle elezioni previste dalle Costituzioni e dalle Ordinazioni e per trattare gli affari ad esso proposti; perciò vi deve essere presente un'adeguata rappresentanza di tutte le categorie e di tutte le opere della Congregazione" (art. 186).

    Quindi anche per questo Istituto religioso il Capitolo Generale è suprema autorità, non nel senso di poter disporre e decidere su tutto, ma soltanto a norma delle Costituzioni. Infatti esso può trattare, non tutti gli assunti che possono capitare, ma soltanto quelli che sono di sua specifica competenza. "In modo straordinario - si legge nell'art. 162 - l'autorità suprema è esercitata dal Capitolo Generale .... nelle questioni che, secondo le Costituzioni e le Ordinazioni, sono di sua competenza".

     Esercita questa autorità anche in dipendenza dall'autorità ecclesiastica, la quale erige gli Istituti di Vita Consacrata, ne approva le regole e le costituzioni, come pure vigila sulla loro osservanza (cfr. can. 587 § 2). Anche le norme sul Capitolo Generale sono state approvate dalla Santa Sede.

    Il Capitolo Generale si aduna in modo ordinario ogni sei anni; inoltre quando si rende vacante  l'ufficio di Priora Generale per rinuncia, deposizione o morte; in particolari circostanze si può tenere un Capitolo straordinario con lo scopo di trattare problemi  o prendere decisioni di particolare interesse per l'Istituto (art. 186). Con l'ultima seduta del Capitolo, questo si dichiara sciolto (art. 211), perchè non è un organo permanente.

2. Specie di Capitoli Generali

I Capitoli Generali si distinguono secondo i seguenti criteri:

a) secondo il tempo o periodo di celebrazione, ci sono i Capitoli Ordinari, che vengono convocati nei tempi e nelle circostanze previste e definite dalle Costituzioni, cioè allo scadere del sessennio del governo della Priora Generale (art. 186); straordinari, quelli che vengono convocati in particolari circostanze o in seguito a rinuncia, deposizione o morte della Priora Generale e vanno convocati non oltre sei mesi e non prima di tre dall'inizio della vacanza dell'ufficio (art. 186).

b) secondo il fine o i compiti assegnati al Capitolo, ci sono i Capitoli Misti, nei quali vengono elette la Priora Generale, i membri del Consiglio generalizio e le altre officiali generali, e si trattano gli affari ad essi proposti ; consultivo, nel quale si trattano i problemi e si prendono decisioni di particolare importanza per la vita dell'Istituto .

3. Membri del Capitolo generale

   Il Capitolo Generale deve essere rappresentativo di tutto l'Istituto , non soltanto con una rappresentanza giuridica, ma in modo da esprimere anche nei fatti la mente e la volontà dell'intero Istituto e dei suoi membri. Ecco perchè devono essere presenti nel Capitolo anche i rappresentanti dei settori delle attività interne ed i rappresentanti delle opere di apostolato della Congregazione. La rappresentatività si esprime in base alla quantità e alla qualità delle partecipanti.

Vi sono ancora membri di diritto e membri eletti.

a) Sono membri di diritto (art. 189): la Priora Generale uscente, la Vicaria Generale, le Consigliere, la Segretaria Generale, l'Economa generale, le altre ex-Priore Generali, le Priore locali, le maestre delle postulanti, delle novizie e delle iuniori. Come si vede sono membra di diritto  in base all'ufficio di cui sono titolari o in base ad altro titolo, per es., per privilegio.

b)  Sono membri eletti le delegate delle case priorali, le delagate dei collegi elettorali delle case non-priorali.

Nella disparità di categoria, in quanto membri del Capitolo però le capitolari sono tutte uguali, cioè hanno tutte i medesimi diritti. La stessa Presidente del Capitolo è la prima tra uguali, senza altro diritto in più che quello di presiedere e dirigere l'assemblea a norma del diritto .

    E' confermata la norma contenuta nelle Costituzioni provvisorie, secondo la quale si devono evitare i trasferimenti di religiose a cominciare dal giorno in cui viene firmata la lettera di convocazione al Capitolo (art. 390).

    Tra il numero dei membri di diritto e i membri eletti ci deve essere una giusta proporzione nel senso che i secondi non devono essere di numero inferiore ai primi . Con questo scopo si provvede anche a sostituire i membri eletti che eventualmente fossero impossibilitati ad intervenire (art. 189). Alla scelta delle delegate hanno diritto di partecipare tutte le religiose di voti perpetui  . Perchè una religiosa possa essere eletta delegata, deve essere "assegnata alla casa, dove viene eletta almeno due mesi prima [del Capitolo Generale]; deve avere l'età di almeno trent'anni ed essere professa di voti perpetui; è necessario inoltre che non abbia esercitato l'ufficio di delegata della stessa casa nel Capitolo Generale immediatamente precedente" (Ordinazioni, art. 383). La scelta delle delegate viene fatta in base alle case (priorali o non-priorali) e in base ai gruppi di religiose riunite in collegi elettorali. Ogni casa priorale è rappresentata da una delegata .

    Le comunità con oltre 25 religiose di voti perpetui hanno un numero di delegate che tiene conto della consistenza numerica (art. 384). I collegi elettorali vengono costituiti dalla Priora Generale col suo Consiglio e sono formati da trenta religiose. Ogni collegio ha diritto di eleggere due delegate, una delle quali deve essere superiora di una delle case che formano lo stesso collegio.

   E' stata confermata anche nella legislazione definitiva la prassi di far fare, da parte di tutte le religiose professe perpetue e temporanee, una elezione a suffragio universale, previa a quella vera, della Priora Generale. Come è stato già detto, tale elezione serve a vedere quale è l'orientamento della Congregazione nei riguardi della futura Priora Generale (art. 391). La presenza delle suore di voti temporanei in questa elezione è conforme a quanto altrove è detto di loro che cioè "possono essere consultate in tutte le questioni riguardanti il bene delle suore e della casa..".

4. Potestà del Capitolo Generale

L'articolo 164, in sintonia col can. 618  sottolinea che l'autorità della Congregazione viene da Dio mediante il ministero della Chiesa. Esercitata secondo il diritto comune e proprio, assume anche un valore rappresentativo della stessa autorità della Chiesa e partecipativo della missione conferita ai suoi pastori a servizio della comunità cristiana e delle anime.

Il Capitolo Generale, è "supremo organo di lagislazione, di giudizio e di governo della Congregazione" . Esso non può emanare  vere leggi, dato che non ha potestà legislativa. Può invece emanare norme, che pur non assurgendo al rango di leggi ecclesiastiche, vincolano tuttavia le persone fisiche e giuridiche dell'Istituto, in forza della potestà propria degli Istituti religiosi, quella che una volta si diceva "esecutiva". Può dunque emanare norme o disposizioni riguardanti l'intera Congregazione (art. 1887), che, a norma dell'art. 210, hanno forza vincolante in virtù della suprema autorità che il Capitolo Generale ha sulla Congregazione intera.

Quanto alla potestà giudiziale, tenendo presente che essa appartiene alla più ampia potestà di governo, tutti i Capitoli e i Superiori degli Istituti di vita consacrata, eccetto quelli clericali di diritto pontificio, ne risultano carenti, e quindi non possono in senso proprio celebrare giudizi nè contenziosi nè criminali .

5. Compiti del Capitolo Generale

Tenendo presente che il Capitolo Generale è regolato sia dal diritto universale sia dal diritto proprio, in rapporto di complementarietà e sussidiarietà tra di loro, l'una e l'altra legislazione gli attribuiscono diversi compiti.

1) Diritto universale

Il Codice  attribuisce al Capitolo Generale i seguenti compiti(can. 631 § 1):

a) tutelare il patrimonio spirituale dell'Istituto, cioè la volontà e le intenzioni della Fondatrice, sancite dalla Sede Apostolica, relativamente al fine, allo spirito, ed all'indole dell'Istituto, e le sue sane tradizioni ;

b) promuovere, nello stesso spirito, un adeguato e continuo rinnovamento della vita dell'Istituto;

c) eleggere la Priora Generale ed il suo Consiglio;

d) trattare gli affari di maggiore importanza;

e) emanare eventuali norme e disposizioni riguardanti l'intero Istituto.

Si tratta di cinque compiti, che rispondono alle finalità stesse dell'Istituto, che ne hanno richiesto la nascita e ne giustificano l'esistenza. Per cui vengono affidati dal legislatore all'autorità suprema dell'Istituto, giacchè al loro corretto espletamento è condizionata la continuità nel tempo e la sopravvivenza dell'Istituto medesimo con il suo carisma.

Nei confronti di questi compiti, spetta al Capitolo operare una verifica oggettiva o una specie di revisione di vita dell'Istituto, che comporta: valorizzare il carisma; promuovere la vitalità spirituale dell'Istituto; eleggere la Priora Generale e il suo Consiglio; fare la valutazione del proprio stato e della fedeltà alla propria missione; approfondire la coscienza delle proprie responsabilità nel momento presente, ecc.

A questo riguardo Paolo VI, parlando al Capitolo Generale dei Redentoristi, nel 1973 affermava:

"Il Capitolo Generale è un'eccellente opportunità data ad ogni Istituto per ripensare la sua vera natura, il fine che si propone e la sua missione da compiere nella Chiesa, come pure per deliberare in vista di dare una forza salutare alla vita dei suoi membri. Il Capitolo Generale non ha assolto il suo compito procedendo a delle elezioni e stabilendo delle leggi, ma deve promuovere la vita spirituale e apostolica di tutto l'Istituto" .

Inoltre il Capitolo ha dalla Chiesa il potere di legiferare o di dare norme vincolanti . Perciò gli compete emanare le norme che ritiene necessarie e che sono impegnative per tutta la Congregazione.

2) Diritto proprio

Le funzioni del Capitolo sono di animazione, guida e governo. Per cui, oltre i compiti indicati dal Codice, per diritto proprio gli competono anche i seguenti:

a) in materia di legislazione:

- determina i punti delle costituzioni che richiedono  mutamenti da sottoporre all'approvazione della Sede Apostolica;

- decide quali modifiche sono da farsi alle ordinazioni;

- conferma o revoca le ordinazioni fatte nel precedente Capitolo Generale e ne impone delle nuove, che giudichi opportune secondo le leggi e per il bene della vita religiosa, dell'osservanza regolare e dell'apostolato della Congregazione,

b ) in materia di patrimonio spirituale e di apostolato:

- esamina e fissa i mezzi più adatti per vivificare la fedeltà allo spirito e alle finalità della   Congregazione;

- prende provvedimenti necessari al mantenimento e allo sviluppo della vita religiosa e regolare della Congregazione;

- revisiona e, se necessario, aggiorna le attività apostoliche.

c) in materia di strutture, decide della creazione di Vicariati regionali, di case e di opere, come  pure della loro soppressione, e della erezione di una casa-vicariale a casa-priorale.

d) in materia di amministrazione e di economica:

  - determina la somma di denaro di cui la Priora Generale e le superiore locali possono disporre senza il consenso del proprio consiglio, e la somma di cui il consiglio locale può disporre senza il permesso  della   Priora Generale;

- stabilisce i contributi ordinari delle singole case e quelli  straordinari da fissare, in particolari circostanze, ad una o più case in favore della cassa generalizia;

- esamina e giudica le petizioni presentate dalle varie comunità e dalle singole religiose al Capitolo Generale;

- delega alla Priora Generale e al suo Consiglio l'approfondimento di alcuni affari importanti (Costit. Fond., art. 208).

A tutti questi compiti va aggiunta la funzione di controllo  che il Capitolo deve esercitare nei confronti del governo generale , esaminandone le relazioni e la situazione finanziaria .

1. Il Capitolo Generale, secondo le Costituzioni delle Suore Domenicane Missionarie di San Sisto, permeato dalla marcata centralizzazione dei poteri nelle mani della Priora Generale e del suo Consiglio, nasce come un organo marginale, finalizzato alla pura elezione della Priora Generale. Solo successivamente, grazie al ritorno all'antico concetto di Capitolo Generale lentamente andatosi ripristinando nella legislazione della Chiesa universale, esso assume una particolare importanza nel regime interno della Congregazione. Ma è soprattutto il decreto conciliare Perfectae caritatis (n. 4) che produrrà una serie di cambiamenti intorno alla potestà e alle funzioni dei Capitoli Generali, concetti che verranno sviluppati e concretizzati dal M.P. Ecclesiae Sanctae (II, 1-11). Il tutto poi sarà sanzionato canonicamente dal nuovo Codice di diritto canonico del 1983. Solo attraverso questi avvenimenti giuridici ed ecclesiali il Capitolo Generale riacquisterà la sua originale e vera fisionomia di autorità suprema anche per l'Istituto di San Sisto. Le Ordinazioni del 1986 stabiliscono all'art. 380 che "il Capitolo Generale ordinario è supremo organo di legislazione, di giudizio, di governo della Congregazione".

2. Le Costituzioni, da quelle del 1905 a quelle del 1986 attualmente vigenti, hanno seguito e recepito, in linea di principio, i tratti fondamentali della legislazione universale, naturalmente con le peculiarità proprie, quando il diritto universale lascia liberi gli Istituti a seguire norme proprie. Per cui il diritto proprio talvolta è più esigente altre volte meno nei confronti del diritto universale.

3. Sulla potestà del Capitolo Generale, il diritto proprio, in conformità al diritto universale, attribuisce al Capitolo potestà legislativa, giudiziale e di governo. Ma bisogna tener presente che questo Istituto non è clericale e quindi le Superiore e il capitolo Generale non hanno potestà di giurisdizione e quindi neppure vera e propria potestà giudiziale. Sarebbe perciò conveniente che l'aspetto della potestà fosse meglio regolato e formulato nel testo legislativo con maggiore chiarezza terminologica e concettuale.

4. Un altro punto da sottolineare è che il diritto proprio ha subito uno sviluppo notevole soprattutto riguardo ai membri che hanno diritto di partecipare al Capitolo. Nelle prime Costituzioni era preponderante la presenza di elementi di diritto. Le Costituzioni del 1986 coniugano bene gli elementi di rappresentatività, di unità e di comunione propri del Capitolo: "vi deve essere presente un'adeguata rappresentanza di tutte le categorie e di tutte le opere della Congregazione (art. 186). Inoltre è prescritto che i membri eletti non devono essere in numero inferiore ai membri di diritto (art. 189). Si accenna inoltre ad una prima leggera partecipazione delle professe temporanee, che possono fare giungere la loro voce al Capitolo, benchè a titolo consultivo (art. 391) sull'elezione della Priora Generale.

5. Da sottolineare infine l'accresciuto numero di compiti assegnati al Capitolo Generale in ordine al rinnovamento e alla programmazione del piano generale di sviluppo della Congregazione.