• Domenicane di San Sisto
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Carisma Ecumenico - Missionario
di Madre Lalía e della sua Congregazione

Ciò che distingue Madre Antonia e la Congregazione da lei fondata è la spiritualità missionaria - ecumenica, che ne costituisce quel particolare carisma che la rese madre e maestra spirituale, fondatrice di un nuova famiglia religiosa in seno alla grande Famiglia domenicana. Da questa sua spiritualità deriva la missione che Dio volle affidare a lei ed alle sue figlie all’interno della Chiesa e dell'Ordine. Tutta la sua vita spirituale si può sintetizzare in tre parole:

Umiltà - zelo apostolico - spirito profetico

Lo spirito profetico si manifesta in tante sue esperienze soprannaturali. L'umiltà e lo zelo derivano dalla sua intensa vita contemplativa, da cui scaturisce anche quell’ardente carità, che la spingeva a prodigarsi in opere di bene e che sfociava nell’anelito missionario.

Questa donna, emula di S. Caterina, si sentiva chiamata ed inviata da Dio alla missione e percepiva tale vocazione con intensità, pur dichiarandosi pronta a rinunciarvi in nome dell'obbedienza, a cui si sottometteva umilmente, garantendo così l'azione genuina dello Spirito Santo nella sua anima e nella sua vita: la totale sottomissione all'autorità fu una nota caratteristica del suo stile contemplativo.

L'intima percezione che Dio avesse un piano misterioso su di lei si associò ben presto al voto di andare in Russia (22 aprile 1877), voto emesso con chiara coscienza dell’obiettivo da raggiungere: l'educazione gratuita delle bambine russe nella dottrina cattolica per poter preparare le future madri di famiglia.

Madre Lalía guardava al S. Padre Domenico ed a S. Caterina da Siena come ai suoi modelli, certa che la sua vocazione fosse insita nello stesso carisma generale dell'Ordine dominicano: ardente zelo apostolico e desiderio intenso di salvare le anime.

Essa trasmetterà questo spirito alle sue figlie, chiamate ad essere missionarie ed educatrici, prima di tutto con la santità di vita, con deliberata e forte volontà di non commettere alcuna mancanza volontaria: esse dovranno avere una piena umiltà di cuore e di volontà, per poter “abbracciare volontariamente ogni tipo di disprezzo, ogni sofferenza ed ogni fatica, riconoscendosi meritevoli di qualunque umiliazione non solo per i propri peccati ed imperfezioni, ma anche per i peccati degli altri, ad esempio di Gesù Cristo.”

L'ideale missionario, diretto in un primo momento verso una realizzazione esterna, (teniamo presente che prima della Fondazione della Congregazione di San Sisto Madre Antonia Lalìa aveva chiesto di recarsi in missione a Tripoli, stabilendo accordi col Cardinale Lavigerie), gradualmente comincia ad interiorizzarsi ed ad approfondirsi, prendendo una nuova fisionomia, quella ecumenica.

La Madre stessa descrive nei particolari questa nuova chiamata:

“Oggi, giorno di Pentecoste ... fui spinta a pregare per l'unità delle Chiese separate dalla Chiesa Cattolica, apostolica, romana ... Pregai con tutta l'anima e l'effusione del mio povero spirito, energicamente mi sentii ispirata a consegnarmi tutta per l'unità delle menzionate chiese. Mi fu fatto conoscere che, come la nostra Santa Madre Caterina era stata strumento per ristabilire qui a Roma il Papato, in ugual maniera io sarei strumento dell'unità di dette Chiese separate dal seno materno della nostra sacra Chiesa unica e sola Maestra di ineffabile verità. Io volendo assecondare detta sacra ispirazione, soggetta alla sacra obbedienza, mi dedico col pensiero, con le opere e col discorso al su ricordato sacro fine. Perciò, sin d’ora, intendo pregare in tutti i minuti della mia vita futile, e per quanti sono i momenti dell’eternità, perché venga e presto la sospirata e santa unione di tutte le chiese sotto il regime del Pastore universale, il Santo Romano Pontefice.” (SD, vol. 7, pp. 13‑14)

Russia ed ecumenismo si trasformano così in un solo ideale, un unico fine per il quale pregare ed immolarsi e per rendere più efficace la sua preghiera, Madre Lalìa si sente spinta a presentarsi a Dio insieme a tutte le figlie che la seguiranno, immolandosi a nome loro e con loro per il fine ecumenico.

Da qui nasce la sua offerta:

“A tal fine e per l’adempimento di ciò – dedico me, le mie care consorelle presenti ed avvenire, tutti i miei e i loro desideri, tutti i miei e i loro pensieri, tutte le mie e le loro aspirazioni, tutti i miei e i loro sacrifici, tutte le mie e le loro operazioni, tutte le mie e le loro umiliazioni, tutte le mie e le loro espropriazioni, tutte le mie e le loro sante gioie, tutti i miei e i loro contenti, tutti i miei e i loro battiti di cuore – tutte le mie e loro sante osservanze della santa regola professata - tutti i miei ed i loro passi, tutti i miei e i loro movimenti delle mani degli occhi e di tutti quanti i nostri fragili corpi. Tutto ciò ed altro intendo offrire in uno al sagratissimo cuore di Gesù e dentro l’ardentissime fiamme dello Spirito Santo, all’Ente Supremo. Lui si degni ordinare alle dette Chiese dissidenti che vengano contrite ed umiliate in seno alla Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana e per essa ai sacri piedi del Santo Romano Pontefice, a tributargli rispetto profondo ed obbedienza fedele [...]

Così lo scopo di questa nascente miserabile nostra casa di S. Sisto e delle altre nostre casette fatte e da farsi, sarà l’apostolato coi sacrifici con l’opere e con la preghiera a prò e per la riunione delle ripetute Chiese dissidenti al seno santissimo della nostra unica, Santa e vera Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana. I nostri sacrifici saranno quelli stessi che c’impone l’osservanza esatta della nostra santa regola Domenicana. Le nostre opere saranno quelle che c’imporrà la santa carità dello Spirito Santo, facendoci tutte a tutti per condurre tutti ai piedi del Santo Romano Pontefice ed all’occorrenza, all’estero in mancanza di preti, predicando sulla Cattedra, imitando in ciò la nostra Santa Madre Caterina.

Con le nostre preghiere in uno a quelle delle nostre casette esistenti e da esistere, indirizzandole al prezioso santissimo scopo suddetto per l’unione sospirata. A mezzo della stessa preghiera, la nostra piccola Congregazione - però sempre soggetta al Superiore Generale del nostro santo Ordine Domenicano - attingerà i santi doni dello Spirito Santo per essere pronta a recarsi in qualsiasi punto della terra ed affrontare il Martirio, con tutta lena e coraggio. Ho ferma speranza che, in questa nostra rozza e spregevole congregazione, un dì vi saranno delle Suore Martiri!

In più, oggi dopo la santa comunione pregavo il buon Dio a farmi adempiere il voto, da me fatto in Sicilia, di recarmi nella Russia, per aprire lì un Collegio di nostre Suore, perciò fortemente pregavo perché l’Imperatore di lì concedesse la libertà dell’insegnamento Cattolico, Apostolico, Romano, come pure dicevo al Divinissimo Spirito: - Fate presto, perché io sono vecchia e mi si renderà impossibile andare lì, se non farete presto. - Poi inoltrai la preghiera con più efficacia e dicevo al buon Dio: - Fatemi vedere lì l’Imperatore della medesima Russia soggetto al Santo Romano Pontefice ! Mentre pregavo così, la Divina Maestà mi rispose un rotondo no e mi disse: - Lo vedranno le tue consorelle religiose di questa nascente Congregazione di San Sisto. - Ma la libertà d’insegnamento ho certezza di vederla io, come pure di andare io in Russia, per adempiere, ivi, il voto di aprirvi una nostra casa religiosa.”

La più triste di tutti gli esseri, Lalia Sr. Maria Antonia

(SD, vol. 7, pp. 14-19).