• Domenicane di San Sisto
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Indice
Spiritualità-Madre Lalìa
Gli elementi fondamentali della sua spiritualità?
Il Cristocentrismo nella Spiritualità di Madre Lalìa
Il Ruolo di Maria e dei Santi
Tutte le pagine

Il Ruolo di Maria e dei Santi

Accanto a Gesù non poteva certo mancare la figura dolcissima della creatura più perfetta, del modello in­superabile di vita consacrata e tutta donata a Dio, cioè Maria SS.ma.

Madre Lalla la venerò in maniera tutta speciale, con tenerezza di figlia e con devozione di discepola fedele ed ebbe verso la Madre di Dio espressioni ed accenti d'incomparabile dolcezza, come possiamo constatare dalle sue lettere.

Numerose le testimonianze delle Consorelle a ri­guardo; da esse apprendiamo che Maria Immacolata era la confidente speciale di Madre Antonia, che vene­rava la Madre celeste sotto il titolo dell'Addolo­rata e, da degna figlia di San Domenico, sotto quel­lo di Vergine del S. Rosario.

E la Vergine SS.ma intervenne più volte nella sua vi­ta, sia con grazie interiori, sia in maniera straordinaria, mostrando così di gradire il culto che essa ebbe per Lei sin dall'infanzia, che andò sriaempre crescendo con l'età, specialmente dal giorno in cui, rimasta orfana, le avrà certamente chiesto di esserle Madre a titolo speciale.

La Madonna ebbe un ruolo importantissimo non solo nella vita della Madre Fondatrice, ma anche nell'opera da lei realizzata: da Maria, infatti, fu voluta la Congregazione; a Maria ella consacrò tutta se stessa e le figlie che l'avrebbero seguita, quali «suddite, serve, figlie e discepole» che s'impegnavano a venerarla come «Divina, assoluta, immediata ed effettiva Superiora, Padrona, Madre e Maestra».

Se l'Ordine Domenicano è già a pieno titolo maria­no, questo possiamo affermarlo anche della Congregazione di San Sisto, che riceve dal tronco centrale la linfa preziosissima di un culto e di una devozione che sono insieme sua gloria e suo conforto.

La profonda devozione di Madre Lalìa verso la SS.ma Vergine era completata da quella verso i Santi, specialmente, in primo luogo, San Giuseppe, Cu­stode della Chiesa universale, il S. Patriarca Domeni­co e la S. Madre Caterina da Siena, del cui spiri­to si sentiva erede, condividendone non solo l'anelito contemplativo, ma anche l'ardente zelo apostolico e quella misteriosa «fame di anime» che aveva reso "itinerante" sia il Padre dei Predicatori, sia l'umile mantellata senese.

Come Domenico e Caterina, anche Madre Antonia si fece "penitente", per meglio scalare la vetta dell'u­nione con Dio e per guadagnare a Cristo i fratelli. Co­me loro, anche lei parlava di Dio o con Dio.

Domenico voleva evangelizzare i Cumani … Ma­dre Antonia sognò incessantemente la Russia, of­frendo a Dio il sacrificio di un ideale infranto, lasciato però in eredità alle proprie figlie, nella certezza che esse lo avrebbero realizzato al posto suo.

Come Caterina, anche lei si sentì «figlia della Chie­sa», particolarmente vicina al Santo Padre, Pastore supremo di quell'ovile in cui avrebbe voluto veder riunite tutte le altre chiese, nel superamen­to di ogni scisma e divisione, per il trionfo dell' unità.

Di Caterina subì il fascino spirituale, desiderando essere erede della sua missione e difendendo il ruolo della donna nella chiesa.

Verso i Padri Predicatori ella ebbe sempre una pro­fonda stima, sentendosi a loro legata in modo vitale e sospirando come una grazia insigne di veder aggregata all'Ordine la propria Congregazione, cosa che ottenne dopo umiliazioni e sacrifici.

Scelse tra i Domenicani più preparati in cam­po spirituale ed intellettuale coloro che avrebbero dovuto dirigere la anima sua e delle sue Consorelle, aiutando l'opera nascen­te con il consiglio, la parola e la guida illuminata.

Madre Lalìa fu devota anche di tanti altri Santi, specialmente degli Apostoli e dei Fondatori di Famiglie religiose, tra cui predilesse S. Teresa d'Avila e Santa So­fia Barat, perché a lei più vicine per le loro esperienze interiori e per le molteplici vicende connesse alle fon­dazioni.

Ella si sentiva pienamente a proprio agio nel clima soprannaturale, in cui abitualmente s'immergeva fino ad estraniarsi dal mondo a lei circostante. Entrando in contatto con Angeli e Santi e, per loro mediazione, con Dio stesso, riceveva la forza necessaria per sostenere la dura battaglia che dovette intraprendere e portare avanti fino all'ultimo respiro, per la santificazione pro­pria e per quella di tante altre anime, prima di tutto per le sue figlie, secondo il fine specifico dell'Ordine Do­menicano.

Madre Antonia fu missionaria nel desiderio, nello zelo, nelle fatiche, nell'immolazione ... e fu certamente anche martire nello spirito, non solo perché speri­mentò ogni sofferenza fisica, morale e spirituale, ma perché dovette rinunziare al suo più ardente anelito missionario.

L'ul­tima parte della sua vita fu una crescente assi­milazione al Mistero pasquale e, dopo le grandi pene del corpo e dell'anima, che la resero partecipe della Passione di Cristo, per poterne poi condividere anche la gloria.



 
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