• Domenicane di San Sisto
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4 Giugno
San Pietro Da Verona
Sacerdote e martire (1252)

+ Sandomierz, Polonia, 2 giugno 1260

       Inquisitore generale per la Lombardia superiore e per la Liguria (1474). più volte priore di Savigliano e nel 1484 vicario della Provincia di Lombardia Superiore, promosse la vita regolare con la parola e l’esempio.

             Morì il 15 agosto 1495 nella natìa Savigliano (Cn). i suoi resti furono trasferiti a San Domenico di Torino al principio del secolo XIX.
pio ne approvò il culto i l29 maggio 1856.

       Una delle ultime e migliori conquiste dell’apostolato di Domenico era destinata nei piani della Provvidenza a toccare l’ideale amorosamente vagheggiato dal Fondatore: il martirio. Sceso da Verona – ove era nato da famiglia eretica verso il 1200 – all’università di Bologna, Pietro fu affascinato dalla parola del Predicatore castigliano; ne chiese l’abito ed ereditò lo spirito: verginità liliale, austerità di vita, parola bruciante, come Domenico. Innumerevoli le conversioni operate in un’attività instancabile.

           Nominato Inquisitore per la Lombardia (1242) vide concentrare su di sé l’odio implacabile degli eretici: un loro sicario lo assassinò il 6 aprile 1252 sulla strada tra Como e Milano (presso Seveso). Innocenzo IV lo canonizzò undici mesi dopo il martirio. Nessun elogio può paragonarsi a quello che troviamo nel «Dialogo» di Caterina da Siena (n. 158) «Guarda anche Pietro vergine e martire che con il suo sangue portò luce fra le tenebre di tante eresie: egli odiò l’eresia tanto da esser pronto a lasciarvi la vita. E mentre visse, sua cura continua fu quella di pregare, predicare, disputare con gli eretici e confessare, annunziando la verità e propagando la fede senza alcun timore. E non solo durante la sua vita, ma anche in punto di morte; onde, mentre stava per morire, venendogli meno la voce e mancandogli l’inchiostro, intinse il dito nel proprio sangue: ma non ha carta, questo glorioso martire, e perciò si china e scrive in terra confessando la sua fede, cioè il «Credo in Deum». Il suo cuore ardeva nella fornace della mia carità, e perciò non rallentò il passo voltando il capo indietro quando capì che doveva morire – prima che morisse, infatti, Io  gli rivelai la sua fine – ma, come vero cavaliere privo d’ogni timor servile, uscì allo scoperto, sul campo di battaglia».

             Una preziosa arca marmorea conserva i resti del Martire in San’Eustogio di Milano.

       La recente riforma liturgica, scelse, per festeggiarlo, il giorno anniversario della più solenne traslazione delle sue reliquie avvenuta durante il Capitolo Generale del 1340 svoltosi a Sant’Eustorgio di Milano. La vita di Pietro da Verona fu scritta qualche anno dopo la sua mote da uno dei suoi vecchi compagni di apostolato, fra Tommaso da Lentini, priore e fondatore del convento di Napoli, che diede l’abito a san Tommaso d’Aquino.

 
Santi domenicani